Dialogo strumentalizzato

Troppi anni di (dis-)informazione televisiva ci hanno abituati a un falso modo di analizzare le cose che ci rende schiavi della strumentalizzazione. La critica da libero cittadino o giornalista, ad esempio, sull’evidente inutilità di una costosissima opera pubblica come la TAV diventa il manifesto di una posizione da trogloditi, da reazionari contro il progresso. Come se il progresso, nel 21esimo secolo, fosse ancora coincidente con l’idea di cemento dominante negli anni ’70. Immaginiamoci un dialogo fra il politico di turno che sostiene la TAV (che, “stranamente” mette d’accordo destra, sinistra e pure centro) e un giornalista di spessore che abbia analizzato i fatti e i numeri. Il politico, dal canto suo, con argomenti più o meno (ma sottolinerei il meno) validi sostiene la necessità di scavare per centinaia di chilometri in una catena montuosa piena zeppa di amianto per far arrivare mozzarelle e rape alla velocità della luce (o quasi) fino a Lione. All’appunto del giornalista sulla necessità di puntare piuttosto sul potenziamento della linea ferroviaria già esistente, il politico si inalbera e traviando di proposito l’intento del suo interlocutore, se ne parte con un “Ma lei è un bolscevico, è contro il progresso!”. E sospirando mentalmente, il giornalista ribatte che essere contro un’infrastruttura inutile, oltre che dannosa per le tasche e la salute dei cittadini, non significa essere contro il progresso, bensì avere un’idea di progresso diametralmente opposta, che coincide con benessere ed ecosostenibilità dei progetti.

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Gli esempi che si potrebbero portare sono infiniti, sotto i nostri occhi ogni giorno, a patto che li sappiamo cogliere. Mi sono peraltro accorta che questa forma di dialogo strumentalizzato si è insinuata anche nel dialogo familiare, specchio di una società in cui se non sono in grado di difendere la mia posizione decido di distruggere il mio interlocutore, il mio vicino, il mio amico, il mio conoscente. Ed ecco come un tentativo di confronto sugli stipendi da €12.000 dei cardinali può trasformarsi in una guerra di religione. All’affermazione innocente e documentata si sussegue il malcelato sbigottimento del credente che per essere tale si sente in dovere di difendere il lato più marcio della Chiesa e delle sue gerarchie. Quindi una battuta che lascia poco spazio alla replica: “Suvvia, non si può fare di tutta l’erba un fascio, con tutti i missionari e i bravi preti che ci sono”… come se l’affermzione sovrastante avesse implicato un mio prendersela con ogni singolo prelato sulla faccia della terra… il tutto condito da un “Eh ma capirai, sei ancora troppo giovane, basta però che non ce l’hai con il Signore – tutto perché volete fare i vostri comodi”… Ne potrebbe susseguire una risata a crepapelle per la dimostrazione di cotanta ignoranza. Strumentalizzare il dialogo altrui mettendo in bocca all’interlocutore parole che non ha mai pronunciato, volutamente travisando e mancando il senso della discussione, questo sì che dovrebbe essere annoverato quale nuovo peccato dalla Chiesa. Facciamo una telefonatina a Papa Ratzinger?