Deliri partitocratici: Grillo vieta la partecipazione ai talk show ai candidati del M5S

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Beppe Grillo ha ufficialmente vietato la partecipazione dei candidati del M5S (Movimento 5 Stelle) ai talk show televisivi. Le sue parole, riportate sul Fatto Quotidiano, sono state: “Chi partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà una scelta di campo”. Si riferisce evidentemente alla partecipazione di Paolo Putti a Ballarò, nonché alle apparizioni di Federico Pizzarotti e Vincenzo Bernazzoli a Otto e mezzo condotto da Lilli Gruber su La7.

L’idea è che la partecipazione ai ‘comizi’ televisivi danneggi l’immagine di un movimento che per definizione è nato sul web e poco ha da spartire con la televisione. Non è però una presa di posizione alquanto partitocratica, da segretario di partito navigato della prima ora, quella di vietare una possibilità di legittimo confronto televisivo? Soprattutto perché questi toni dittatoriali vengono da colui che si proclama ispiratore del movimento, ma non leader politico. Da colui che rifiuta la catalogazione del movimento come movimento politico. E allora, se si tratta per l’appunto di un movimento, in cui si presume che le idee debbano essere molteplici quali sono i suoi membri, perché queste infantili imposizioni?

Non è tutto merito di Grillo (anzi…)

Chi come me è stata una sostenitrice indiretta di Grillo per molti anni, e in particolare dalla nascita del Movimento 5 Stelle nel 2009, si trova alquanto a disagio rispetto a quanto le è capitato di leggere sui rapporti tra Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, guru dell’informatica e creatore degli spazi in rete del comico genovese. Dietro un movimento nato in apparenza con il diffondersi di una straordinaria democrazia digitale che ha infiammato le menti di molti, compresa la mia, folgorate dalla prospettiva di una rivoluzione di pensiero e di azione tutto sommato possibile, c’è l’azienda Casaleggio associati. Il suo fondatore Casaleggio si inserisce nel panorama italiano e non tra i maggiori esperti di web, social network e marketing elettronico.

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Gianroberto Casaleggio

Fin qui nulla di anomalo, un consulente che presta la sua opera a servizio delle necessità di un comico che dalla protesta passa alla creazione di uno spazio altro, diverso, che possa dar voce ai cittadini. Se però andiamo a ritroso nella carriera di Casaleggio, scopriremo che nel 2002 dirigeva la Webegg, una società di spicco nelle consulenze aziendali, il cui 69.8% è controllato da I.T. Telecom Spa, la cui intera quota azionaria è a sua volta interamente posseduta da Telecom Italia. Avete capito bene, il Casaleggio che è il braccio destro se non l’ideatore marketing delle idee del movimento (e capiremo meglio più avanti il perché) era pappa e ciccia con la stessa Telecom che è stata bersaglio della furia di Grillo per molti anni. Almeno fino a un certo punto, si noti infatti come i discorsi di Grillo sulla Telecom si siano via via assottigliati negli ultimi 3 anni in particolare. O come non abbia mai volutamente fatto riferimento a Casaleggio quale suo ispiratore, se non altro perché un ringraziamento sarebbe dovuto dopo tanti anni di lavoro così ben fatto. E se questo non basta, le reti di clientela e collaborazione instaurate dalla Casaleggio associati sono molteplici, per un riferimento si veda l’articolo di Orsatti su Micromega.

Mi si pone, personalmente, un problema di coerenza che Grillo dovrebbe spiegare. Sia chiaro che questo non sminuisce la portata innovativa del Movimento 5 Stelle nè i grandi risultati ottenuti nelle recenti amministrative. Ciò nonostante, è un elemento di disturbo che un comico e showman che ha fatto di comunicazione e trasparenza i suoi punti forti debba rinunciare a tale trasparenza quando si tratta dei propri interessi. E del non poter/ voler svelare come questa democrazia digitale sia in realtà in parte manipolata, seppure portatrice di contenuti molto validi. A questo proposito è interessante un’affermazione dello stesso Casaleggio sul ruolo degli ‘influencer’:

«Online il 90 per cento dei contenuti è creato dal 10 per cento degli utenti, queste persone sono gli influencer –  scrive in un articolo – quando si accede alla Rete per avere un’informazione, si accede a un’informazione che di solito è integrata dall’influencer o è creata direttamente dall’influencer. L’influencer è un asset aziendale, senza l’influencer non si può vendere, c’è una statistica molto interessante per le cosiddette mamme online, il 96 per cento di tutte le mamme online che effettuano un acquisto negli Stati Uniti, è influenzato dalle opinioni di altre mamme online che sono le mamme online influencer»

Come accennavo sopra, le idee di Casaleggio sulla rete sono soltanto in apparenza innocue e libertarie. Google è nella ‘teoria’ di Casaleggio il promotore unico di una grande rivoluzione in rete nonché fulcro di una rinascita democratica che vedrà la popolazione, dopo una fantomatica Terza Guerra Mondiale, raggiungere il miliardo di abitanti. Il governo Gaia sarà quello che governerà il mondo, e ogni cittadino potrà aspirare a diventare qualunque cosa, perfino il presidente. I partiti scompariranno, così come le ideologie politiche. Notate come l’assioma grilliano ‘I partiti sono morti’ non sia in questa chiave una mera affermazione da comico incazzato, bensì un’idea radicata all’interno della teoria sopra esposta.

Comunque andrà, è qualche punto perso in coerenza, Beppe.

Riferimenti utili

Articolo del Giornale

Articolo di Orsatti su Micromega