La soglia della tolleranza

La soglia della tolleranza degli italiani riguardo ciò che è o meno accettabile si è di molto innalzata negli ultimi anni. A ondate periodiche, tuttavia, capitano degli eventi sconvolgenti e sanguinosi che, per la loro portata, sono capaci per un attimo di riaccendere la rabbia sopita perfino negli animi più docili e avvezzi a ogni genere di schifezza.

C’è chi parla di una nuova stagione stragista, che potrebbe essere il preludio di un nuovo golpe che cambierà tutto affinché tutto resti, in fondo, immutato, per citare il Sciascia gattopardiano. Come in fondo accadde dopo le stragi del 1992-93, quando la rivolta popolare, fomentata anche dall’apparire del liquame politico in seguito a Tangentopoli, indusse il mondo politico a un apparente radicale rinnovamento della sua classe dirigente e a una nuova rotta da intraprendere. In realtà, se andiamo a vedere ciò che accadde all’epoca, la trattativa Stato-Mafia puntava esattamente a trovare nuovi spazi di conciliazione con il mondo mafioso, decapitato dal Maxi-processo istruito da Falcone alla fine degli anni ’80. Una strategia per cui la Mafia puntava, e chissà perché (chiediamocelo in silenzio, per non disturbare le opinioni) , ad appoggiare un nascente partito politico, Forza Italia, il cui ideatore le era vicino sin dai primi anni ’70 (Marcello Dell’Utri) e il cui maggiore esponente politico (Silvio Berlusconi) proteggeva e nutriva da almeno altrettanti anni. Ricordo ancora come il pensiero che dietro le stragi del ’93 ci possa essere la mano di questi due signori (quali mandanti occulti) mi fece rabbrividire la prima volta che seppi di questo processo le cui indagini sono attualmente in corso. E di come una simile ombra sia stata gettata da un altro processo, ora archiviato, che li vedeva quali possibili mandanti delle stragi del 1992. Ma basta con le illazioni, si dirà.

In realtà, a vent’anni di distanza da quegli eventi, non solo la classe dirigente si è soltanto in apparenza rinnovata per rimanere sempre uguale a se stessa, ma gli italiani sono diventati un popolo peggiore. Un popolo che mantiene l’opportunismo di cui è pregno (quasi avesse un gene dell’opportunismo che lo rende biologicamente differente dalle altre nazioni) e che è pertanto in grado di ribellarsi solo quando viene toccato nei suoi averi più cari. Quando perde la casa in seguito al terremoto piuttosto che quando nuove tasse inaspriscono la sua vita, rendendola quasi impossibile, per lo meno per gli standard precedenti. Ma, sia ben chiaro, crisi o non crisi, alle vacanze non si rinuncia.

La gente, chiaramente, non protesta per la qualità inesistente delle trasmissioni che le vengono propinate quotidianamente, per l’informazione inesistente, per l’ennesimo politico mafioso o corrotto. Solo le indagini sulle calcio-scommesse sono in grado di indignare l’opinione pubblica, di risvegliarla, di far assumere al giornalista di turno un tono sdegnato che mette quasi tenerezza. Un’ipocrisia strisciante che non viene meno neanche dopo aver sentito che Andreotti si incontrava con il clan mafioso dei Bontade per mettere a punto l’omicidio Mattarella. Un qualcosa di agghiacciante, che qualcuno potrebbe tuttavia commentare con un ‘E’ incredibile pensare che quell’uomo sia mafioso, è difficile da credere’. Come se questo spettacolare Truman Show in cui stiamo vivendo, grazie al Cavaliere, da ormai 20 anni, non volesse spegnersi. Come se gli attori fossero ancora lì a gridare ‘Siamo ancora qui, la commedia la ripeteremo uguale a se stessa per i prossimi anni, cambieremo forse la scenografia, ma rimarrà tutto uguale. E voi, poveri illusi, avrete l’illusione che tutto sia cambiato, e questa volta per sempre’.

Stato fantasma

Gli avvenimenti di questi giorni, ovvero la strage di Brindisi e il terremoto, non rendono lo Stato farlocco che si riempie la bocca di inutili parole di sdegno più concretamente presente per i cittadini nel bisogno. Anzi. Il recente decreto sulla protezione civile pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 16 maggio sancisce che d’ora in poi non sarà più proclamato lo stato di calamità. Tragica fatalità è che un terremoto abbia colpito a pochi giorni dall’approvazione di questo decreto legge. Il risarcimento dei danni provocati ai cittadini sarà d’ora in avanti affidato alle assicurazioni private, e per questo, volontarie.

Ma come sottolinea il Sole 24 ore: “Certo è che non sarà un percorso di facile realizzazione. Innanzitutto perché‚ l’assicurazione su base ‘volontaria’ sancisce, di fatto, la disparità tra cittadini che vivono in zone non a rischio e quelli che, invece, si trovano in aree sismiche o a rischio idrogeologico. Senza contare che le compagnie assicurative non stipuleranno polizze – o se le faranno i cittadini dovranno pagare cifre astronomiche – in quelle zone dove i rischi sono molto alti.” (http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/civile/civile/primiPiani/2012/05/protezione-civile-con-la-riforma-lo-stato-non-risarcira-piu-per-le-calamita-naturali.html)

Quanto alle parole pronunciate dai soliti segretari di partito subito dopo la strage di Brindisi, ho provato un enorme disgusto a sentire le parole di sdegno di Renato Schifani, presidente del Senato indagato per mafia. Che parli di orrore, qualunque sia la matrice dell’attentato, terroristica o mafiosa, lo trovo improprio e assolutamente inaccettabile. Ma forse l’inaccettabilità deriva proprio dal fatto che un avvocato della Mafia non dovrebbe, in un Paese normale, ricoprire quella carica. Certo, se non ci trovassimo in uno stato ad mafiam.

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Deliri partitocratici: Grillo vieta la partecipazione ai talk show ai candidati del M5S

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Beppe Grillo ha ufficialmente vietato la partecipazione dei candidati del M5S (Movimento 5 Stelle) ai talk show televisivi. Le sue parole, riportate sul Fatto Quotidiano, sono state: “Chi partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà una scelta di campo”. Si riferisce evidentemente alla partecipazione di Paolo Putti a Ballarò, nonché alle apparizioni di Federico Pizzarotti e Vincenzo Bernazzoli a Otto e mezzo condotto da Lilli Gruber su La7.

L’idea è che la partecipazione ai ‘comizi’ televisivi danneggi l’immagine di un movimento che per definizione è nato sul web e poco ha da spartire con la televisione. Non è però una presa di posizione alquanto partitocratica, da segretario di partito navigato della prima ora, quella di vietare una possibilità di legittimo confronto televisivo? Soprattutto perché questi toni dittatoriali vengono da colui che si proclama ispiratore del movimento, ma non leader politico. Da colui che rifiuta la catalogazione del movimento come movimento politico. E allora, se si tratta per l’appunto di un movimento, in cui si presume che le idee debbano essere molteplici quali sono i suoi membri, perché queste infantili imposizioni?

Non è tutto merito di Grillo (anzi…)

Chi come me è stata una sostenitrice indiretta di Grillo per molti anni, e in particolare dalla nascita del Movimento 5 Stelle nel 2009, si trova alquanto a disagio rispetto a quanto le è capitato di leggere sui rapporti tra Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, guru dell’informatica e creatore degli spazi in rete del comico genovese. Dietro un movimento nato in apparenza con il diffondersi di una straordinaria democrazia digitale che ha infiammato le menti di molti, compresa la mia, folgorate dalla prospettiva di una rivoluzione di pensiero e di azione tutto sommato possibile, c’è l’azienda Casaleggio associati. Il suo fondatore Casaleggio si inserisce nel panorama italiano e non tra i maggiori esperti di web, social network e marketing elettronico.

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Gianroberto Casaleggio

Fin qui nulla di anomalo, un consulente che presta la sua opera a servizio delle necessità di un comico che dalla protesta passa alla creazione di uno spazio altro, diverso, che possa dar voce ai cittadini. Se però andiamo a ritroso nella carriera di Casaleggio, scopriremo che nel 2002 dirigeva la Webegg, una società di spicco nelle consulenze aziendali, il cui 69.8% è controllato da I.T. Telecom Spa, la cui intera quota azionaria è a sua volta interamente posseduta da Telecom Italia. Avete capito bene, il Casaleggio che è il braccio destro se non l’ideatore marketing delle idee del movimento (e capiremo meglio più avanti il perché) era pappa e ciccia con la stessa Telecom che è stata bersaglio della furia di Grillo per molti anni. Almeno fino a un certo punto, si noti infatti come i discorsi di Grillo sulla Telecom si siano via via assottigliati negli ultimi 3 anni in particolare. O come non abbia mai volutamente fatto riferimento a Casaleggio quale suo ispiratore, se non altro perché un ringraziamento sarebbe dovuto dopo tanti anni di lavoro così ben fatto. E se questo non basta, le reti di clientela e collaborazione instaurate dalla Casaleggio associati sono molteplici, per un riferimento si veda l’articolo di Orsatti su Micromega.

Mi si pone, personalmente, un problema di coerenza che Grillo dovrebbe spiegare. Sia chiaro che questo non sminuisce la portata innovativa del Movimento 5 Stelle nè i grandi risultati ottenuti nelle recenti amministrative. Ciò nonostante, è un elemento di disturbo che un comico e showman che ha fatto di comunicazione e trasparenza i suoi punti forti debba rinunciare a tale trasparenza quando si tratta dei propri interessi. E del non poter/ voler svelare come questa democrazia digitale sia in realtà in parte manipolata, seppure portatrice di contenuti molto validi. A questo proposito è interessante un’affermazione dello stesso Casaleggio sul ruolo degli ‘influencer’:

«Online il 90 per cento dei contenuti è creato dal 10 per cento degli utenti, queste persone sono gli influencer –  scrive in un articolo – quando si accede alla Rete per avere un’informazione, si accede a un’informazione che di solito è integrata dall’influencer o è creata direttamente dall’influencer. L’influencer è un asset aziendale, senza l’influencer non si può vendere, c’è una statistica molto interessante per le cosiddette mamme online, il 96 per cento di tutte le mamme online che effettuano un acquisto negli Stati Uniti, è influenzato dalle opinioni di altre mamme online che sono le mamme online influencer»

Come accennavo sopra, le idee di Casaleggio sulla rete sono soltanto in apparenza innocue e libertarie. Google è nella ‘teoria’ di Casaleggio il promotore unico di una grande rivoluzione in rete nonché fulcro di una rinascita democratica che vedrà la popolazione, dopo una fantomatica Terza Guerra Mondiale, raggiungere il miliardo di abitanti. Il governo Gaia sarà quello che governerà il mondo, e ogni cittadino potrà aspirare a diventare qualunque cosa, perfino il presidente. I partiti scompariranno, così come le ideologie politiche. Notate come l’assioma grilliano ‘I partiti sono morti’ non sia in questa chiave una mera affermazione da comico incazzato, bensì un’idea radicata all’interno della teoria sopra esposta.

Comunque andrà, è qualche punto perso in coerenza, Beppe.

Riferimenti utili

Articolo del Giornale

Articolo di Orsatti su Micromega

Dialogo strumentalizzato

Troppi anni di (dis-)informazione televisiva ci hanno abituati a un falso modo di analizzare le cose che ci rende schiavi della strumentalizzazione. La critica da libero cittadino o giornalista, ad esempio, sull’evidente inutilità di una costosissima opera pubblica come la TAV diventa il manifesto di una posizione da trogloditi, da reazionari contro il progresso. Come se il progresso, nel 21esimo secolo, fosse ancora coincidente con l’idea di cemento dominante negli anni ’70. Immaginiamoci un dialogo fra il politico di turno che sostiene la TAV (che, “stranamente” mette d’accordo destra, sinistra e pure centro) e un giornalista di spessore che abbia analizzato i fatti e i numeri. Il politico, dal canto suo, con argomenti più o meno (ma sottolinerei il meno) validi sostiene la necessità di scavare per centinaia di chilometri in una catena montuosa piena zeppa di amianto per far arrivare mozzarelle e rape alla velocità della luce (o quasi) fino a Lione. All’appunto del giornalista sulla necessità di puntare piuttosto sul potenziamento della linea ferroviaria già esistente, il politico si inalbera e traviando di proposito l’intento del suo interlocutore, se ne parte con un “Ma lei è un bolscevico, è contro il progresso!”. E sospirando mentalmente, il giornalista ribatte che essere contro un’infrastruttura inutile, oltre che dannosa per le tasche e la salute dei cittadini, non significa essere contro il progresso, bensì avere un’idea di progresso diametralmente opposta, che coincide con benessere ed ecosostenibilità dei progetti.

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Gli esempi che si potrebbero portare sono infiniti, sotto i nostri occhi ogni giorno, a patto che li sappiamo cogliere. Mi sono peraltro accorta che questa forma di dialogo strumentalizzato si è insinuata anche nel dialogo familiare, specchio di una società in cui se non sono in grado di difendere la mia posizione decido di distruggere il mio interlocutore, il mio vicino, il mio amico, il mio conoscente. Ed ecco come un tentativo di confronto sugli stipendi da €12.000 dei cardinali può trasformarsi in una guerra di religione. All’affermazione innocente e documentata si sussegue il malcelato sbigottimento del credente che per essere tale si sente in dovere di difendere il lato più marcio della Chiesa e delle sue gerarchie. Quindi una battuta che lascia poco spazio alla replica: “Suvvia, non si può fare di tutta l’erba un fascio, con tutti i missionari e i bravi preti che ci sono”… come se l’affermzione sovrastante avesse implicato un mio prendersela con ogni singolo prelato sulla faccia della terra… il tutto condito da un “Eh ma capirai, sei ancora troppo giovane, basta però che non ce l’hai con il Signore – tutto perché volete fare i vostri comodi”… Ne potrebbe susseguire una risata a crepapelle per la dimostrazione di cotanta ignoranza. Strumentalizzare il dialogo altrui mettendo in bocca all’interlocutore parole che non ha mai pronunciato, volutamente travisando e mancando il senso della discussione, questo sì che dovrebbe essere annoverato quale nuovo peccato dalla Chiesa. Facciamo una telefonatina a Papa Ratzinger?