Listz ‘La campanella’ / Paganini

Questo pezzo, composto da Listz nel 1851, è il terzo dei sei “Grandes Études de Paganini”, in realtà una versione rivisitata di un brano del 1838, tratto dagli “Études d’exécution transcendente d’après Paganini”. La melodia portante è ispirata al movimento finale del Concerto per violino no. 2 in Si minore di Paganini, dove il motivo veniva accentuato ancor di più dall’uso di una piccola campanella, appunto.

L’imperdibile e celeberrima versione di Kissin, e il movimento finale del concerto di Paganini nella versione di Uto Ughi.

Mozart Piano Sonata no. 14 in Do minore K457/ Sokolov

Uno dei capolavori di Mozart, rappresenta un unicum all’interno della sua produzione. Questa sonata e la sonata no. 8 in La minore K310 sono le uniche ad essere state scritte da Mozart in una tonalità minore.

Il tono drammatico e inquieto della sonata, il respiro affannoso e senza risoluzione, sono innovazioni mozartiane che ispireranno poi Beethoven.

Uno di quei brani che ti sconvolgono dentro. 

Versione di Grigori Sokolov.

Scriabin Sonata no. 1 in Fa minore Op. 6/ Ashkenazy

Alexander Scriabin scrisse questa sonata nel 1892, la prima di una serie di 10 sonate per pianoforte. Dal carattere scuro e funereo (il quarto movimento è appunto ‘Funebre’), segna altresì un momento tragico nella vita del compositore: Scriabin si era appena gravemente danneggiato le articolazioni della mano destra in seguito a uno studio folle sulla Fantasia sul Don Giovanni di Listz e sull’Islamey di Balakirev. Il suo è dunque un grido disperato ad un Dio che sembra averlo condannato a un irreparabile destino. Con il tempo, la sua mano destra, si dice, guarì.

1. Allegro con fuoco

2. Adagio

3. Presto

4. Funèbre

Di seguito la versione di Vladimir Ashkenazy.

Bamboccioni in fuga

L’anno scorso si è registrato un boom di espatri di giovani italiani, lombardi in testa, seguiti da veneti e siciliani. Si parte per la mancanza di prospettive, di occupazione, per lasciare un lavoro che non c’è oppure un lavoro precario o che non dà alcuna soddisfazione sul piano personale.

E nell’assenza di futuro che rende la vita, spesso, un semplice tirare avanti, che risposte danno i nostri politici?

La speranza è che riescano almeno a capire che la fuga di tante risorse ed energie positive è anche, e in primis, un danno economico. Una ferita a un’Italia che non c’è più, che si è persa per strada senza che i padroni di casa, i nostri politici, se ne rendessero conto, ottenebrati come sono dal miope e lurido calcolo delle proprie tasche: sempre piene, se possibile, grazie.

Milioni di giovani che se ne sono andati e ancora se ne vanno: come una donna che, stanca di un matrimonio che si trascinava da anni, se ne fosse andata in silenzio, dopo che ogni comunicazione con il marito era stata ormai interrotta da tempo immemore.

Ecco, politici dei miei stivali, imparate ad ascoltare non solo il popolo che evade e che vi fa comodo accontentare, ascoltate anche chi lavora, chi suda, chi studia per avere un futuro, perché voi glielo avete rubato, il futuro.

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