E canto…

Cantare e liberare te stessa dai vincoli dei doveri che la vita ti impone, Il dovere di sorridere, di essere triste, di fare il proprio lavoro, di guadagnare, di dare retta agli altri, di dire di sì, di non poterli mandare affanculo. Il dover di fare buon viso a cattivo gioco, di approvare un discorso banale. Nel momento in cui canto si crea una magia: il sentire me stessa dentro a un grande battito che pulsa assieme a me. E non posso non battere assieme a lui. Credo che se non potessi più cantare, la mia vita perderebbe ogni suo senso. Forse il senso lo acquista proprio perché esiste la musica. Non è l’esistenza delle cose a legittimare la musica, ma la musica a legittimare l’esistenza delle emozioni.