Fermare il ciclo della rabbia – Insegnamenti buddisti

Guarire il bambino ferito dentro di noi

Molti di noi hanno ancora dentro di sé un bambino ferito. Le nostre ferite possono venirci da nostro padre o nostra madre. A sua volta anche nostro padre può essere stato ferito, da bambino; nostra madre può essere stata ferita, da bambina; non sapendo come guarire le ferite della loro infanzia, ce le hanno trasmesse. Se non sappiamo trasformare e guarire le ferite che abbiamo dentro finiremo anche noi per trasmetterle ai nostri figli e nipoti. Per questo dobbiamo tornare al bambino ferito che è dentro di noi, per aiutarlo a guarire. (p. 31)

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Un bravo giardiniere

Quando comprendi la sofferenza dell’altro sei in grado di trasformare la tua voglia di punirlo e in seguito desideri solo aiutarlo. A questo punto sai che la tua pratica ha avuto successo: sei un bravo giardiniere.

In ognuno di noi c’è un giardino, e ogni praticante deve tornarvi e prendersene cura. Forse in passato l’hai trascurato a lungo; dovresti sapere esattamente in che stato si trova il tuo giardino, dovresti cercare di metterlo in ordine. Riporta la bellezza, riporta l’armonia nel tuo giardino. Molte persone godranno il tuo giardino, se sarà tenuto bene. (p. 30)

Tratto da: Nhat Hahn, Thich, 2001. Spegni il fuoco della rabbia. Governare le emozioni, vivere il Nirvana. Milano, Mondadori.

http://www.amazon.it/rabbia-Governare-emozioni-nirvana-spiritualit%C3%A0/dp/8804589612/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1338456119&sr=1-1

La soglia della tolleranza

La soglia della tolleranza degli italiani riguardo ciò che è o meno accettabile si è di molto innalzata negli ultimi anni. A ondate periodiche, tuttavia, capitano degli eventi sconvolgenti e sanguinosi che, per la loro portata, sono capaci per un attimo di riaccendere la rabbia sopita perfino negli animi più docili e avvezzi a ogni genere di schifezza.

C’è chi parla di una nuova stagione stragista, che potrebbe essere il preludio di un nuovo golpe che cambierà tutto affinché tutto resti, in fondo, immutato, per citare il Sciascia gattopardiano. Come in fondo accadde dopo le stragi del 1992-93, quando la rivolta popolare, fomentata anche dall’apparire del liquame politico in seguito a Tangentopoli, indusse il mondo politico a un apparente radicale rinnovamento della sua classe dirigente e a una nuova rotta da intraprendere. In realtà, se andiamo a vedere ciò che accadde all’epoca, la trattativa Stato-Mafia puntava esattamente a trovare nuovi spazi di conciliazione con il mondo mafioso, decapitato dal Maxi-processo istruito da Falcone alla fine degli anni ’80. Una strategia per cui la Mafia puntava, e chissà perché (chiediamocelo in silenzio, per non disturbare le opinioni) , ad appoggiare un nascente partito politico, Forza Italia, il cui ideatore le era vicino sin dai primi anni ’70 (Marcello Dell’Utri) e il cui maggiore esponente politico (Silvio Berlusconi) proteggeva e nutriva da almeno altrettanti anni. Ricordo ancora come il pensiero che dietro le stragi del ’93 ci possa essere la mano di questi due signori (quali mandanti occulti) mi fece rabbrividire la prima volta che seppi di questo processo le cui indagini sono attualmente in corso. E di come una simile ombra sia stata gettata da un altro processo, ora archiviato, che li vedeva quali possibili mandanti delle stragi del 1992. Ma basta con le illazioni, si dirà.

In realtà, a vent’anni di distanza da quegli eventi, non solo la classe dirigente si è soltanto in apparenza rinnovata per rimanere sempre uguale a se stessa, ma gli italiani sono diventati un popolo peggiore. Un popolo che mantiene l’opportunismo di cui è pregno (quasi avesse un gene dell’opportunismo che lo rende biologicamente differente dalle altre nazioni) e che è pertanto in grado di ribellarsi solo quando viene toccato nei suoi averi più cari. Quando perde la casa in seguito al terremoto piuttosto che quando nuove tasse inaspriscono la sua vita, rendendola quasi impossibile, per lo meno per gli standard precedenti. Ma, sia ben chiaro, crisi o non crisi, alle vacanze non si rinuncia.

La gente, chiaramente, non protesta per la qualità inesistente delle trasmissioni che le vengono propinate quotidianamente, per l’informazione inesistente, per l’ennesimo politico mafioso o corrotto. Solo le indagini sulle calcio-scommesse sono in grado di indignare l’opinione pubblica, di risvegliarla, di far assumere al giornalista di turno un tono sdegnato che mette quasi tenerezza. Un’ipocrisia strisciante che non viene meno neanche dopo aver sentito che Andreotti si incontrava con il clan mafioso dei Bontade per mettere a punto l’omicidio Mattarella. Un qualcosa di agghiacciante, che qualcuno potrebbe tuttavia commentare con un ‘E’ incredibile pensare che quell’uomo sia mafioso, è difficile da credere’. Come se questo spettacolare Truman Show in cui stiamo vivendo, grazie al Cavaliere, da ormai 20 anni, non volesse spegnersi. Come se gli attori fossero ancora lì a gridare ‘Siamo ancora qui, la commedia la ripeteremo uguale a se stessa per i prossimi anni, cambieremo forse la scenografia, ma rimarrà tutto uguale. E voi, poveri illusi, avrete l’illusione che tutto sia cambiato, e questa volta per sempre’.

Stato fantasma

Gli avvenimenti di questi giorni, ovvero la strage di Brindisi e il terremoto, non rendono lo Stato farlocco che si riempie la bocca di inutili parole di sdegno più concretamente presente per i cittadini nel bisogno. Anzi. Il recente decreto sulla protezione civile pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 16 maggio sancisce che d’ora in poi non sarà più proclamato lo stato di calamità. Tragica fatalità è che un terremoto abbia colpito a pochi giorni dall’approvazione di questo decreto legge. Il risarcimento dei danni provocati ai cittadini sarà d’ora in avanti affidato alle assicurazioni private, e per questo, volontarie.

Ma come sottolinea il Sole 24 ore: “Certo è che non sarà un percorso di facile realizzazione. Innanzitutto perché‚ l’assicurazione su base ‘volontaria’ sancisce, di fatto, la disparità tra cittadini che vivono in zone non a rischio e quelli che, invece, si trovano in aree sismiche o a rischio idrogeologico. Senza contare che le compagnie assicurative non stipuleranno polizze – o se le faranno i cittadini dovranno pagare cifre astronomiche – in quelle zone dove i rischi sono molto alti.” (http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/civile/civile/primiPiani/2012/05/protezione-civile-con-la-riforma-lo-stato-non-risarcira-piu-per-le-calamita-naturali.html)

Quanto alle parole pronunciate dai soliti segretari di partito subito dopo la strage di Brindisi, ho provato un enorme disgusto a sentire le parole di sdegno di Renato Schifani, presidente del Senato indagato per mafia. Che parli di orrore, qualunque sia la matrice dell’attentato, terroristica o mafiosa, lo trovo improprio e assolutamente inaccettabile. Ma forse l’inaccettabilità deriva proprio dal fatto che un avvocato della Mafia non dovrebbe, in un Paese normale, ricoprire quella carica. Certo, se non ci trovassimo in uno stato ad mafiam.

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Amori impossibili

Amori impossibili come

sono effettivamente impossibili le colline

Non è possibile che tanto amore

in esse venga apertamente

dato

e al tempo stesso dissimulato, anzi

reso inaccessibile

Serie senza requie di inaccessibilità

che pur fa da accattivante

ingradante tappeto sulla

più grande breccia demenza desuetudine

Colline ricche di mille pericoli di morte

per            quietamente

per            avventato soccorrere

tra cielitudini

per            insufficienza di attenzione a sé –

di sorte in sorte

“intralcierà”          “si defilerà”

Andrea Zanzotto

Gli aforismi fanno trendy

La nostra epoca è permeata di parole. Lo stimolo parlato, sussurrato, letto, commentato, condiviso nelle molteplici piattaforme in cui ci si incontra, più o meno virtualmente, a scambiarsi idee, emozioni, anche cazzate. In tutto questo ricorrono in maniera quasi ossessiva gli aforismi, in senso stretto, quali appunto citazioni di scrittori o personaggi più o meno conosciuti del passato e del presente, e le ‘frasi fatte’, frasi di senso comune o modi per catalogare la realtà. Credo che psicologicamente serva all’essere umano l’illusione che la realtà sia catalogabile, che le cose possano essere ridotte a uno ‘scheletro’ essenziale che ci permetta di riconoscerle, di sapere come comportarci, per evitarci inconsulte reazioni, l’essere spiazzati di fronte a una situazione piuttosto che il soffrire a causa di essa. E’ diventato quasi un accanimento, quello di rifarsi ad aforismi o frasi di senso più o meno comune, anche tailor- e self-made, che ci permettano di descrivere una qualsiasivoglia cosa o persona.

Ma la realtà è veramente riducibile a tutto questo? C’è una frase di Kurt Cobain che riporto qui di seguito e che mi piace molto riguardo la verità. E be’, non sono riuscita nemmeno stavolta a sottrarmi alla moda degli aforismi. Che in fondo, fanno trendy.

E la verità è che non c’è verità, che nessuno se ne va mai per davvero e nessuno resta per sempre.

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